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GABRIELE MARTINO: IL CALCIO HA L’OCCASIONE PER RIFORMARSI

GABRIELE MARTINO: IL CALCIO HA L’OCCASIONE PER RIFORMARSI

Riportiamo integralmente dal sito Graffi sul pallone un’intervista al Vicepresidente dell’Adise Gabriele Martino

https://graffisulpallone.com

“LA SALUTE PRIMA DI TUTTO. IL MONDO DEL CALCIO HA L’OCCASIONE DI RIFORMARSI. IL DIRETTORE SPORTIVO, FIGURA FONDAMENTALE AI TEMPI D’OGGI. PERROTTA LA PIU’ GRANDE SODDISFAZIONE”

Direttore qual è il suo punto di vista su questa vicenda, che sta vedendo lo stop forzato dei campionati a causa dell’emergenza corona virus ?

“Sono nella posizione privilegiata di non dover difendere gli interessi personali, dobbiamo partire da un presupposto fondamentale, il calcio non è il centro del mondo. Tutti più che mai devono avere la sensibilità di capire che la salute viene prima di ogni interesse, anche di natura economica. E’ ancora presto capire quando il calcio ripartirà e da dove potrà ripartire, perché quel momento arriverà, serve che le scelte siano già state fatte. Arriverà il momento, lo è già, di dover assumere decisioni nette e rapide. Per questo mi viene da ricordare il coraggio e la velocità del presidente della Uefa Ceferin nell’annullare i prossimi campionati europei, rinviandoli al 2021. E’ stata una decisione veloce, netta e coraggiosa, che lo porterà a dover difendere la Uefa dai propri partner. Dovrà essere bravo a mediare per far fronte a eventuali richieste. Bisogna tener conto della situazione emergenziale che si vive, sia sanitaria che economica. Alcune volte le crisi possono rappresentare delle opportunità, il calcio oggi deve cogliere la grande opportunità di riformarsi. Sono sicuro che i vertici calcistici sapranno cogliere questa opportunità. Non è facile, ma è il momento di mettere da parte gli egoismi e far vedere che il calcio è una macro azienda, capace di mettere al centro di tutto l’interesse collettivo e non quello del proprio orticello. Riformare il calcio significa andare a toccare tutte quelle normative, a partire dalla legge 91 del 1981, che forse non sono più adatte al sistema attuale. Il calcio e i calciatori non sono più quelli del 1981, bisognerebbe mettere mano alle norme. I vertici si troveranno con l’obbligo di saper gestire la situazione emergenziale. E’ comunque loro offerta l’opportunità di riformare il calcio. Sono anni che si parla della possibilità di farlo, quale migliore occasione per incidere. Abbiamo le eccellenze giuste per poterlo fare. Il momento difficile, che stiamo vivendo, non deve spegnere le passioni di ognuno di noi ed i sogni dei giovani.”

Lei è anche vicepresidente della ADISE, associazione dei direttori sportivi, quale è la vostra posizione sull’attuale situazione che il calcio sta vivendo, considerato che si parla di tagli degli stipendi nei riguardi dei tesserati ?

“Visto che si sente parlare di tagli degli stipendi, mi auguro, ne sono anzi sicuro, che il calcio riuscirà a trovare al proprio interno tutte le risorse necessarie per ripartire bene e con maggiore entusiasmo. Chiaro che i colleghi impegnati in attività e con contratti presso società professionistiche, sentendo parlare di taglio di emolumenti per i calciatori, si preoccuperanno se in quelle sarà compresa anche la figura del direttore sportivo. E’ evidente, come dicevo prima, sarà importante che il singolo ragioni in termini di collettivo e non per il proprio orticello. Credo comunque che sia ancora presto per parlare di questo. Non sappiamo come e da dove si ripartirà, non è stata presa alcuna decisione da parte dei vertici politici e calcistici. Del resto non può essere ancora presa. Ancora  non siamo riusciti a battere questo avversario. Da parte nostra cercheremo, insieme al presidente Marotta, di tutelare al meglio la categoria dei direttori sportivi. Tenendo comunque conto che qualcuno, in termini di crisi, dovrà rimetterci qualcosa”.

Non posso non chiederle della sua Reggina, guidata da Mimmo Toscano, un figlio del Sant’Agata. Si aspettava un dominio così netto da parte della Reggina in questo campionato ?

“Mi aspettavo una Reggina protagonista, insieme al Bari e qualche altra, come Catania e Catanzaro che hanno poi deluso le aspettative dei propri tifosi. Mi aspettavo, come dicevo, un campionato importante della Reggina, visti gli investimenti  sul mercato. Con la mia solita onestà intellettuale non mi aspettavo però una Reggina che ammazzasse il campionato già dalle prime giornate come invece è avvenuto, con un divario cospicuo su una squadra come il Bari, non una qualunque. Visto che da luglio si è deciso di rinnovare la squadra e farla poi diventare tale con un gruppo di calciatori per la prima volta assieme non era certamente facile. Devo perciò dire bravo a tutti coloro che hanno lavorato, da Mimmo Toscano, in primis, a Taibi, insieme agli altri collaboratori, su tutti Ennio Russo. Determinante il pubblico del Granillo, che già dalla seconda giornata in occasione della gara con la Cavese, ha fatto registrare un numero elevato di spettatori. Numeri che al giorno d’oggi non si vedono nemmeno in categorie superiori. Si è creato, da subito, un grande entusiasmo attorno a questa squadra peraltro bel allestita. Merito sicuramente della proprietà che ha investito in maniera importante. Auguro di saper fare altrettanto nel futuro”

In tanti anni vissuti da lei nella Reggina, dove avete raggiunto importanti obiettivi, puntando soprattutto sul Centro Sportivo Sant’Agata e il settore giovanile. Crede che questa società possa ottenere gli stessi vostri risultati ?

“Diciamo che sono due filosofie diverse. Il calcio di quella Reggina e la politica societaria attuale. All’epoca bisognava reperire liquidità per la società traendo i ricavi da quanto si raccoglieva facendo calcio. In pratica la Reggina doveva essere una società sostenibile in proporzione a quanto produceva. Non si potevano investire somme importanti se non si producevano ricavi adeguati. La produzione arrivava dalla campagna trasferimenti, formando calciatori dal proprio settore giovanile fino a farli arrivare alla Prima squadra, limitando in tal modo i costi. Farli poi affermare per creare plusvalenze utili alle casse della società. Oggi la politica è diversa, c’è liquidità che viene messa a disposizione della direzione sportiva per ottenere subito risultati. Finora ci sono riusciti, bravi loro, auguro loro di continuare a farlo”.

La figura del Direttore Sportivo la vede cambiata nel calcio di oggi ?

“Io ho sempre avuto una concezione di grande responsabilità per il direttore sportivo. Sono lontani i tempi in cui il direttore sportivo era soltanto un operatore di mercato. Una qualità importante quella del mercato, ma rappresenta solo una delle fasi svolte in società. Ho sempre visto il direttore sportivo come un vero punto di riferimento nel cub. Oggi più che mai, per svolgere al meglio questo ruolo, bisogna avere tante qualità, preparazione e conoscenze, sotto l’aspetto giuridico, economico, finanziario, psicologico e tecnico. Insomma una figura importantissima e di continuità. Oggi vedo che il direttore sportivo viene sostituito con troppa facilità, soprattutto nelle società medio piccole o nelle categorie inferiori. Il calcio più è business, più la figura del direttore sportivo diventa importante, soprattutto a livello organizzativo e di continuità. Nel calcio di oggi si pensa che il direttore sportivo serva soltanto a comprare e vendere o rivendere calciatori. Molti riescono a comprare, perché quando hai tanti soldi a disposizione, comprando comprando qualcosa di buono riesci anche a fare, poi però diventa difficile vendere. Si rischia, nel giro di pochi anni, di fare un crac economico, arrivi ad 30-40 tesserati senza che nemmeno te ne accorgi”.

Nella sua lunga carriera da Direttore Sportivo, a quale operazione di mercato è rimasto più legato e di cui ne va ancora fiero ?

“Diciamo che tutte quelle che vado orgoglioso di tutte quelle che si sono concluse bene. Sono tante. Sono rimasto deluso da quelle che non si sono concluse. Anche quelle sono tante. Sicuramente non dimenticherò mai una mia operazioni in entrata, portai Alfredo Aglietti alla Reggina, prendendolo dal Pontedera in C2. Per dirti come era diversa la politica societaria, a quei tempi dovevi inventarti i giocatori, andarli a scoprire nella categorie inferiori o valorizzarli dal settore giovanile. Era questo il compito del direttore sportivo. Aglietti in due anni diventò capo cannoniere, facendoci salire in B e l’anno dopo garantendoci la salvezza. Fu poi ceduto al Napoli, operazione che ci consentì di fare un’importante plusvalenza. Sono davvero tante e rischio di dimenticarne qualcuna altrettanto interessanti. Simone Perrotta ad esempio è stato motivo di grande soddisfazione, un ragazzo arrivato a 12 anni, cresciuto nel settore giovanile della Reggina e diventato campione del mondo. Ma ce ne sono tanti altri ancora che sono stati formati nel nostro vivaio che hanno poi calcato i campi di Serie A e Serie B. Diciamo che le cose buone fatte in quella Reggina sono tantissime, alcune anche irripetibili. Logicamente ci sono stati anche errori, per fortuna in misura minore. Negli anni siamo cresciuti, andando a prendere giovani giocatori anche all’estero, basti pensare a Mozart, Jiranek e altri. L’operazione Nakamura, fu il frutto del calcio, delle idee e delle competenze. Non si prendevano i giocatori solo perché avevi più soldi nel piatto. Oggi purtroppo, è diventato il calcio dei soldi. E quando poi finiscono diventa veramente dura”.

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