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L’A.DI.SE. INTERVISTA IL RESPONSABILE DELL’ATTIVITÀ DI BASE DEL TORINO F.C. CORRADO BUONAGRAZIA

L’A.Di.Se. è sempre in prima linea quando si tratta di aggiornarsi,  relazionarsi e confrontarsi con figure di spicco che operano nel mondo del pallone. Recentemente l’A.Di.Se. ha avuto l’opportunità e il piacere di incontrare il responsabile dell’attività di base del Torino Football Club Corrado Buonagrazia per discutere di vari temi legati al calcio giovanile e non solo.

Durante questa stimolante chiacchierata è emerso che Buonagrazia ha un obiettivo chiaro: migliorare costantemente la scuola calcio del Torino F.C.

È anche doveroso evidenziare che la sua visione va ben oltre i risultati ottenuti in campo. Il suo progetto è di costruire qualcosa di più sostanziale e duraturo, che vada al di là del mero successo sportivo.

È attraverso dialoghi  costruttivi come questo che si arricchisce il bagaglio personale e professionale delle persone che lavorano nel mondo del pallone. Grazie a interviste, scambi e confronti che permettano di gettare le basi per un calcio giovanile più solido e inclusivo, in grado di formare non solo grandi giocatori ma anche persone di valore per la società del futuro.

  • Signor Buonagrazia, quali sono le principali sfide che deve affrontare ogni giorno un responsabile della scuola calcio?

“Principalmente occuparsi e preoccuparsi delle esigenze dei suoi tesserati che, in quanto minori, per lo più in età di infanzia, necessitano di tutele e attenzioni superiori. Pertanto, occorre pensare e verificare che la proposta formativa sia adeguata alle possibilità/potenzialità dei tesserati, che la stessa sia suddivisa per livelli raggiungibili e che rispetti delle logiche di apprendimento che sposino le peculiarità di queste generazioni di bambini.

Successivamente è importante che la proposta formativa abbia risorse logistiche e di spazi adeguate per metterla in opera. Inoltre, tutte le strutture non dovranno avere solo spazi adeguati, ma anche criteri di sicurezza e confort per le attività.

A questo si lega il confronto del fine settimana come veicolo più grande di formazione, transfer dei principi che si prova a far apprendere. Ponderare e scegliere gli avversari e i contesti di confronto più adeguati, quando possibile, sono un’ulteriore sfida per collocarsi in un progetto formativo di valore.

A contorno di questo si collocano le figure adulte che accompagnano le attività, per tanto istruttori, dirigenti e operatori sanitari. La scelta e formazione degli stessi verso un comportamento etico e attento oltre che professionale e fatto di competenze specifiche di alto profilo, sono un ambito nel quale dover commettere meno errori possibili.

Infine, si prova a spiegare tutto alle famiglie dei tesserati  provando a inserire anche loro in un’agenzia formativa condivisa”.

  • Quali sono i principali valori che la vostra scuola calcio cerca di trasmettere ai bambini?

“Si parte dai valori del rispetto dell’avversario e delle differenze.

Grazie al progetto tutela minori abbiamo veicolato alcune iniziative che hanno portato i nostri tesserati e le loro famiglie a mettere a terra pensieri e concetti etico-comportamentali, attraverso esempi reali e concreti.

Il secondo aspetto legato a quanto sopra è il tema del bullismo e di comportamenti e linguaggi rispettosi e attenti per tutti i compagni. Il gruppo squadra deve sentire il proprio compagno come un bene prezioso da proteggere e aiutare.

Abbiamo poi attuato codici comportamentali più pratici e concreti legati ad abbigliamento, utilizzo di cellulari e social, oltre che regole per viaggi e trasferte.

A corollario, la storia del nostro club offre a noi un’opportunità unica, ovvero legare la crescita di valori sportivi e di atteggiamento sportivo calcistico sulla scia del mito del Grande Torino. Legarli alla continuità di questa storia gloriosa è un valore raro da non disperdere”.

  • Secondo lei, quali sono le competenze fondamentali che deve avere al giorno d’oggi un manager sportivo?

“Prima di tutto deve avere competenze definite e il più possibile di alto livello. Questo gli permetterà di essere adeguato, riconosciuto e rispettato ad ogni tavolo. Dovrà poi avere la capacità di capire a quale tavolo sta sedendo e di conseguenza sfruttare l’intelligenza emotiva per gestire al meglio le situazioni che si presentano.

Fatta questa doverosa premessa, per i manager sportivi oggi la mansione principale è quella della gestione delle risorse umane. Per questo leadership, capacità comunicative e intelligenza emotiva sono strumenti indispensabili del proprio bagaglio”.

  • In che modo un responsabile di una scuola calcio riesce a monitorare il percorso di crescita di tutti i bambini in maniera costante e proficua?

“Prima di tutto dandosi e dando tempo.

Il percorso di crescita di un bambino che gioca a calcio prima di tutto affronta una crescita fisica, emotiva e di esperienze che il soggetto compie a 360 gradi. Queste esperienze possono rafforzare ma anche indebolire.

Così come la crescita fisica e delle abilità può essere repentina, ma anche tardiva.

Per cui serve davvero intercettare i momenti, saper vivere il qui e ora e avere delle strategie chiare in termini di programmazione per proporre dei percorsi e fare delle scelte che non lascino strascichi negativi.

Il delegare l’osservazione delle attività, attraverso persone di fiducia e con qualità di osservazione e monitoraggio delle crescite, dal punto di vista strategico e di gestione delle risorse lo ritengo fondamentale.

Avere poi una linea comune di gestione, intervento, comunicazione farà la differenza perché sarà una maniera univoca di osservare e mandare messaggi. Per tanto torno alla necessità di formare e caratterizzare un gruppo di lavoro coeso e vicino nei pensieri e nei modi”.

  • Il calcio sta cambiando. Di conseguenza, ritiene che anche le scuole calcio cambieranno? Se la risposta è sì, con quali modalità?

“Più che il calcio è la socialità che sta cambiando e dando meno opportunità di crescita e formazione sportiva prima, per poi renderla specifica sulle varie discipline. Poi è vero che il calcio assume modelli prestativi che mutano e interpretazioni del gioco che vanno nella direzione del saper fare tutto con coraggio e conoscenze.

La scuola calcio del futuro pertanto dovrà tenere conto di questo, ma conservando un ambiente genuino e semplice dal mio punto di vista, che non generi pressioni e faccia esprimere i talenti.

Sono franco nel dire che tutto ciò oggi rappresenta una chimera.

Servirebbero investimenti, tempo maggiore di esposizione, confronti meno votati al risultato e figure adulte che si prendano meno sul serio perché la professionalità non deve far rima con eccessività.

Perché il gioco è complesso e l’arte sta nello scomporlo, farlo apprendere, vivere e cavalcare. Oggi però la consapevolezza di tutti deve essere quella che il gioco del calcio a livello giovanile è purtroppo un terreno ostile e fatto di poche gentilezze. Quando proponi il contrario, non generi atteggiamento.

Ai posteri l’ardua sentenza”.

L’A.Di.Se. desidera ringraziare il Torino F.C. e il direttore Corrado Buonagrazia per la disponibilità e cortesia.

Intervista di Giovanni Goria

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